mercoledì 3 settembre 2014

la religione egizia

Le divinità egizie

I testi sacri della religione egizia  risalgono al III millenio a.C. e testimoniano come fosse incentrata sulla fertilità della terra, che dipendeva  a sua volta dalle piene del fiume Nilo.  La religione egizia presenta alcuni aspetti particolari che la distinguono, in un certo qual modo, dalle altre religioni dell'area mediterranea nell'antichità.




Una delle caratteristiche essenziali della religiosità egizia è lo sviluppo di diversi culti locali, questo accadde a causa delle grandi distanze dei centri abitati e dal conseguente isolamento dei gruppi umani ivi residenti. Infatti, da un punto di vista amministrativo l'Egitto era suddiviso in 42 distretti (nomoi) ed ogni divinità egizia era strettamente connessa con il nomos di origine ed aveva un centro di culto locale, come Osiride ad Abvdos e Path a Menfi. Il rilievo dato alle divinità nelle singole regioni territoriali può essere spiegato anche con la divisione del paese in Alto Egitto (la parte meridionale) e in Basso Egitto (la parte settentrionale), che ebbero caratteristiche diverse e si svilupparono in modo indipendente anche dopo l'unificazione territoriale. Anche nel periodo successivo, quando le figure divine tendono ad unirsi in gruppi, i cicli delle leggende ad esse relative erano collegate ai centri sacerdotali appartenenti a città diverse.
Un'altra particolarità della mitologia egizia riguarda l'adorazione per gli animali (zoolatria), cioè una religione che ha una origine molto antica dove il contatto con l'ambiente naturale e pastorale ne ha favorito il culto: ecco perché la vacca, il cui latte era indispensabile per la vita umana, assunse il ruolo di madre del genere umano, così il toro e l'ariete che rappresentavano le forze virili (di sesso maschile, da persona adulta e che denota forte senso di responsabilità). Questi culti non si estinsero nemmeno nell'ambito di una società agricola.
Quasi tutte le antiche divinità del pantheon egizio presentano, quindi, caratteristiche zoomorfe (che hanno la figura di un animale o lo rappresenta con statue e dipinti o segni), basti pensare a Bastet (il gatto), ad Hator (la mucca), ad Anubi (lo lo sciacallo) e così via.

 





















Successivamente, nel periodo dinastico, la religione egizia si avviò gradatamente verso uno sviluppo antropomorfico della nozione del dio, che integrarono i precedenti elementi naturalistici. Gli dei vennero raffigurati con un aspetto umano dalla testa animale (antropomorfo e zoomorfo) e gli animali continuarono ad essere oggetti di culto in molte regioni.Un'altra costante riscontrabile nella mitologia egizia è,dunque, quella politeistica. Decine di divinità affollavano il pantheon egizio, anche se il Sole fu sempre al centro di una venerazione particolare. Proprio questa stella fu anche protagonista , anche se per un breve periodo, dell'unico episodio, nell'ambito della religione egizia, di monoteismo, o più correttamente di enoteismo, in quanto un dio rappresentava tutte le divinità venerate. Infatti durante la XVIII Dinastia del Nuovo Regno il faraone Amenofi IV stabilì il culto del Sole, con il nome Aton, sostituendolo alla divinità solare  che adorava Amon. Lo stesso faraone cambiò il suo nome da Amenophis ("pace di Amon") in Akhenaton ("Aton è soddisfatto"). La nuova religione solare ebbe breve vita e già il genero di Akhenaton, Tutankhaton, restaurò l'antico culto, cambiando il proprio nome in quello di Tutankamon ("immagine vivente di Amon").
Enoteismo -  indica un tipo di religiosità che prevede la preminenza di un dio su tutti gli altri, tale da accentrare su di esso tutto il culto; è pertanto una forma di culto intermedia tra politeismo e  monoteismo, in cui è venerata in particolar modo una singola divinità, senza tuttavia negare l'esistenza di altre divinità, di cui però di solito è sottolineata l'estraneità e/o l'inferiorità.
Il Faraone era la suprema autorità della piramide sociale Egizia, era infatti considerato come un figlio degli dei e dio stesso.
La parola "Faraone" significa "grande casa", veniva raffigurato con la barba ricurva o fissata al mento da un nastro.
Altri simboli dichiaravano il suo potere, come la corona, bianca quella dell'Alto Egitto, rossa quella del Basso Egitto, doppia quella del Paese Unificato.
Attaccata alla cintola del gonnellino aveva una coda di animale, variamente identificata in una coda di cane o di toro.
Il Re impugnava un bastone pastorale ricurvo ed il flagello. Sulla sua testa compariva spesso l'Ureos, il serpente cobra femmina, rappresentazione dell'occhio del dio solare; sulle spalle era appollaiato il falco Horus, il figlio diIside ed Osiride.
Al sovrano ci si poteva avvicinare solo nell'atto del suddito che si prostra sino a baciare la terra.
La giornata tipo del Faraone era minuziosamente organizzata, da una parte gli impegni ufficiali, dall'altra le occupazioni domestiche.






I luoghi, gli uomini e gli dei

Ogni divinità (o triade) aveva un luogo di “elezione”,cioè una città che le era particolarmente devota e in cui essa si rendeva presente nelle statue che le rappresentavano e che venivano onorate nei templi.
Come in Mesopotamia, numerose erano le triadi divine (o famiglie di divinità) delle più importanti città egizie:
Tebe: Amon, Mut, Khonsu
Elefantina: Khnum, Satet, Anuket
Edfou: Horus, Hathor, Harsomtous
Menfi: Ptah, Sekmet, Nefertum
Kom Ombo : Haroeris Hathor e Sobek

Principali divinità
 Atom-Ra > Personificazione del dio solare, associato ad Atum -il tutto- è, secondo le teologie Eliopolita ed Ermopolita, il creatore dell’universo. Viaggiava nel cielo con il suo equipaggio su due barche: quella del giorno e quella della notte. Veniva ingoiato la sera da Nut e partorito la mattina. Da lui era stata emanata una figlia, Maat. Dio principale di Eliopoli, creatore per eccellenza, fu poi identificato con il sole la sera. I suoi animali sacri erano il leone, il serpente e l’icneumone.
Maat > Divinità astratta, simbolo della verità e della giustizia. Figura nella cerimonia del giudizio del defunto. Dea della “regola” a cui dovevano attenersi uomini, re e dei. Energia coesiva dell’Universo, sovrintende all’Ordine Cosmico e alla Giustizia.
Shu > Dio dell’aria secca, figlio di Atum-Ra e gemello di Tefnut di cui è sposo. Genera Geb e Nut.
Tefnut > Dea dell’aria umida, figlia di Atum-Ra e gemella e sposa di Shu. Dea di Oxyrhynchos. La criniera è simbolo di forza.
Geb > Dio della terra, sposo e fratello di Nut, padre di Osiride, Iside, Seth e Nefthi
Nut > Dea del cielo, sorella e sposa di Geb, madre di Osiride, Iside, Seth e Nefthi. Ingoia il sole a tramonto e lo partorisce al mattino.
Iside > Figlia di Nut e Geb, é la grande maga, la dea madre e regina. Osiride ne é lo sposo-fratello, Horus il figlio. Il suo nome significa “il trono”.
Osiride > Dio di Busiride. Figlio di Nut e Geb, é il dio-re dell’Egitto, lo sposo-fratello di Iside e il padre di Horus. Dopo la morte regna sull’aldilà dove, oltre che sovrano, é giudice supremo. Come dio della vegetazione viene spesso rappresentato in forma di mummia da cui germogliavano delle piante. È un Dio risorto, Re dell’Oltretomba
Nefti > Dea di Diospolis Parva. Figlia di Geb e Nut, sorella di Osiride, Iside e Seth, di quest’ultimo anche sposa (pur non innamorata) e madre di Anubi. E’ la Dea patrona della casa.
Seth > Dio di Ombos. Figlio di Nut e Geb, fratello di Osiride, Iside e Nefthi, di quest’ultima anche sposo. Dio della siccità e del cattivo tempo, in senso lato potenza distruttrice, simbolo del male. Dio del caos, secondo la leggenda fu l’uccisore di suo fratello Osiride.
Hathor > Dea di Afroditopolis e di Dendera. Dea dell’amore, patrona della musica e della danza, generalmente rappresentata nell’aspetto di vacca. Il suo emblema era il sistro.
Horus > Dio di Behdet. Dio falco sdoppiato in Horus il Grande (Haroeris) e in Horus Bambino (Arpocrate). Figlio di Iside e Osiride, regna sull’Egitto dopo la morte del padre. I faraoni sono considerati suoi discendenti.
Anubi > Dio sciacallo di Cinopolis, assiste Horus e Thot nella pesatura del cuore dei defunti, preposto ai segreti di cui ne è custode. E’ figlio illegittimo di Osiride e di Nefti.
Thot > Dio di Hermopolis. Dio della saggezza, messaggero degli dei. Nell’oltretomba assiste alla pesatura del cuore del defunto. E’ generalmente rappresentato con al testa di ibis. E’ il dio della scienza, della scrittura, delle arti magiche e delle fasi lunari.

Nell'antico Egitto il tempio era considerato la "casa del dio", ovvero il luogo in cui era celebrato il culto, da cui partivano le celebrazioni in suo onore ed era per questo chiamato tempio divino.
La struttura architettonica del tempio riflette la cosmogonia (mito o dottrina che ha per oggetto la formazione dell’Universo o l'immagine che si ha di esso) egizia, ed il tempio stesso, indipendentemente dalla divinità principale ospitata, rappresentava per similitudine l'origine del mondo.
Veniva generalmente edificato sulla sponda orientale delNilo, verso il sole nascente e non deve essere confuso con il tempio funerario (piramide o mastaba) dedicato al culto del sovrano che era invece edificato sulla sponda occidentale del fiume, dove il sole tramonta.




a. il Pilone: normalmente preceduto da un viale di sfingi, è costituito da due muraglioni rastremati verso l'alto che rappresentano le lontane montagne tra cui il sole nasce e muore. La facciata è sempre decorata con scene del Re che uccide il nemico, a simboleggiare la vittoria del bene sul male, dell'ordine sul disordine, della verità sull'ingiustizia;
b. la Corte Colonnata: a cielo aperto; si tratta di un'area semi-pubblica in cui possono accedere i fedeli, ed è decorato con scene del Re vittorioso. Mano a mano che ci si inoltra nel complesso templare la figura del sovrano si va sacralizzando, fino al naos in cui verrà rappresentato nell'atto di offrire cibo al Dio o di ricevere, da questi, doni;
c. la sala Ipostila : normalmente dotata di un numero di colonne multiplo di 3 o 4, rappresenta la palude primordiale da cui emergerà il monticello primigenio; le colonne simboleggiano una fitta foresta in cui la luce a stento può penetrare, tra il fogliame, così come difficilmente la luce penetra nella sala dalle finestre a feritoia aperte in alto. Il soffitto è generalmente dipinto di stelle o simboli di divinità;
d. il Vestibolo: in cui si preparavano le operazioni di culto della divinità;
e. la la Cella : (o Naos), il luogo più sacro del tempio che contiene la statua del Dio a cui può accedere solo il Re e, in sua vece, il Sommo Sacerdote non in quanto tale, ma esclusivamente quale sostituto del sovrano.
f. alcune Cappelle laterali: che ospitano altre divinità incluso il sovrano adorato come un dio o sono utilizzate come magazzini.
Le pareti del tempio erano decorate con dipinti di varie figure e geroglifici (sono i segni scolpiti o dipinti che compongono il sistema di scrittura) in onore del Dio e del sovrano che lo aveva edificato.







I sacerdoti facevano parte dell'apparato burocratico delle stato e avevano una precisa gerarchia.
Prestavano servizio un trimestre all'anno e per il resto del tempo si mescolavano alla vita delle città.
Rasati, depilati, vestiti di puro lino, esperti in teologia, gli uomini del clero potevano essere grandi amministratori, primi, secondi, terzi, quarti profeti del dio, ovvero purificatori,scribi e astronomi che fissavano il momento delle cerimonie, specialisti nel riconoscere i giorni fausti o nefasti ed, ancora, cantori, musici d'arpa, di flauto o di tromba.
Per le donne vi era un ruolo temporaneo di cantatrici sacre e, nell'epoca tarda, quello di "sposa divina di Ammon", o "adoratrice del dio", che toccava a una delle figlie del re.

Le festività e il culto

  • Le festività religiose più importanti erano quelle legateal ciclo della terra o delle stagioni e degli astri. Quindi si trattava di feste agricole primaverili (risveglio della natura) e autunnali (raccolta dei frutti della terra) che si svolgevano con sfarzose processioni delle statue delle divinità, ma la festa più importatante era quella in occasione dell'innodazione del Nilo, inoltre veniva festeggiato il capodanno.
  • Vi erano poi le feste dedicate alle varie divinità e al faraone.
Da ricordare la Festa di Opet dedicata ad Amon, dio ariete di Tebe.
In questa festa, le statue della triade tebana, composta da Amon, la sposa Mut ed il figlio Khonsu, uscivano dal dal tempio di Karnak e venivano portata nella Cappella del Sud del grande tempio di Luxor costruito principalmente per la celebrazione di questa ricorrenza.
Per quanto riguarda il faraone al compimento del loro trentesimo anno di regno si celebrava la festa di Heb-Sed (festa giubilare).
Secondo l'ipotesi di molti studiosi, si ritiene che questa festa derivi dall'antichissima usanza, di mettere a morte il re quando questi, data l'età avanzata, non fosse più stato in grado di difendere il proprio popolo. La cerimonia, perciò, doveva servire al regnante per dimostrare la sua ancor valida vigoria fisica. Nel recinto della piramide a gradoni di Re Djoser sorgono due strane costruzioni a forma di lettera "B" che si ritiene costituissero una sorta di "mete" tra cui il re doveva eseguire una corsa rituale.
Il rito sarebbe consistito anche nel portare il sovrano ad una sorta di catalessi procurata da una pozione di fiori di loto, e dopo aver raggiunto questo stato, il re veniva deposto dai sacerdoti in un sarcofago, ove restava per diversi giorni. Al risveglio risultava in perfetta forma fisica e mentale, sicché il re si "rigenerava" riacquistando il proprio vigore; successivamente, la festa veniva ripetuta con cadenza non periodica.
Questa cerimonia durava circa due mesi ed era suddivisa in tre fasi: nella prima veniva ripetuto il cerimoniale di incoronazione; nella seconda aveva ampio ruolo la famiglia del sovrano; nella terza veniva eretto un pilastro (djed) simbolo di eternità.
  • I fedeli inoltre potevano rendere omaggio agli dei anche presso altari domesti.
  • Molto diffusa era anche la pratica di indossare amuleti e vari oggetti, a cui venivano attribui ti poteri magici.










L'uomo la vita e la morte

Secondo gli egizi, ogni individuo era formato da almeno tre elementi spirituali: l’akh, il ka e il ba.
  • L’akh, raffigurato come un ibis, era una potenza soprannaturale, un elemento  solare e luminoso che permetteva a ogni individuo di accedere alle stelle dopo la morte.
  • Il ka era una manifestazione delle energie vitali che ogni essere possiede. Il ka era la forza che permetteva di sopravvivere dopo la morte e di riprendere un’esistenza nell’aldilà simile a quella che si era condotta sulla terra; a tal fine però il ka doveva essere continuamente alimentato affinchè conservasse la sua efficacia.
Per questa ragione le statue racchiuse nel serdab (struttura presente nelle tombe dell’Antico Egitto costituita da una camera destinata alla statua raffigurante il Ka del defunto), ricevevano cibo, bevande e fumigazioni, formule d’offerta indirizzate al ka del defunto.
  • Il ba è forse l’elemento che più si avvicina alla nostra concezione di anima. Raffigurato come un uccello a testa umana, questo era immortale e indipendente dal corpo; poteva infatti allontanarsi dal cadavere del defunto. Così lo vediamo raffigurato, per esempio, mentre vola intorno alla tomba, appollaiato su un albero o mentre si disseta in uno stagno.

Oltre a questi tre principi, vi erano l’ombra, un doppio immateriale che l’uomo assumeva nel corso della vita e il nome. Quest’ultimo era ritenuto un secondo io. Nominare una persona, anche se defunta, significava farla esistere; così le statue e le stele contenevano un insieme di precise indicazioni circa l’identità del defunto, in modo che il suo ka continuasse a godere nell’aldilà di tutti gli alimenti e le offerte dei vivi.






La vita dopo la morte

Durante l'evolversi della storia umana presso varie culture si è fatto ricorso, in modo più o meno ampio, a tecniche di mummificazione. La civiltà più certamente nota per le sue mummie è senza dubbio quellaEgizia. Da fenomeno naturale la conservazione dei corpi divenne una vera arte la cui diffusione si estese da rituale riservato al sovrano alla sua famiglia e via via ai nobili ed ai ricchi in generale. Gli imbalsamatori, che univano conoscenze di anatomia umana e chimica a rituali religiosi, dovevano agire con rapidità per evitare che il cadavere iniziasse a decomporsi a causa del clima caldo dell?Egitto. Questo lavoro era affidato a specialisti che lavoravano in laboratori appositamente attrezzati, in prossimità del Nilo o di uno dei suoi canali (per i diversi lavaggi che subiva il corpo durante le diverse fasi del lavoro). Il completamento del processo di imbalsamazione richiedeva circa 70 giorni, circostanza che permetteva anche di completare la tomba del defunto.
Il primo passo del processo consisteva nella rimozione dal corpo degli organi interni, la cui presenza avrebbe potuto accelerare il processo di putrefazione. Il cervello veniva rimosso dalla scatola cranica grazie ad uncini metallici inseriti attraverso le narici. Polmoni, stomaco ed intestini venivano rimossi attraverso un'incisione sull'addome. L'unico organo che non veniva rimosso era il cuore che veniva considerato la sede dell'anima.
Gli organi interni rimossi venivano conservati all'interno di speciali vasi, detti vasi canopi, chiamati così da Canopo, una città sul delta del Nilo, aventi le fattezze dei quattro figli di Horus.



 Questi vasi venivano deposti nella tomba durante i riti funebri e consegnati con il defunto alla nuova vita eterna. Secondo le scritture, il cuore veniva poi pesato su una bilancia da Anubi, confrontandolo con una piuma, simbolo di "leggerezza dell'anima", quindi di giustizia. Nel caso la piuma fosse stata più pesante del cuore, avrebbe garantito la vita eterna al possessore. In caso contrario, questi veniva dato in pasto all'essere ibrido Ammit detta la "Divoratrice". Essendo il cuore simbolo della vita, questo gesto rappresentava la morte eterna dell'individuo
In epoca tarda anche gli organi interni subirono il processo di mummificazione e di avvolgimento con bende di tela per poi essere reintrodotti nell'addome ma i vasi canopi, anche se ormai privi di utilità pratica, continuarono ad essere deposti nelle tombe.
Dopo l'asportazione degli organi, si procedeva alla disidratazione del corpo, immergendolo per un periodo di circa 40 giorni in natron, un sale di sodio esistente in natura che si depositava nelle pozze di esondazione del Nilo dopo il loro prosciugamento.
Il corpo svuotato dagli organi veniva poi lavato con vino di palma che grazie al suo elevato tasso di alcool impediva lo sviluppo dei batteri decompositori.
Dopo questa operazione nell'addome venivano introdotte bende impregnate di natron, pezzi di lino e segatura. Il corpo veniva poi ricoperto con lo stesso sale e infine unto con appositi oli balsamici (resine di conifere ed altre piante, cere d'api, oli aromatizzati ecc.).
Al termine di questa fase il cadavere si presentava completamente disidratato seppur ancora riconoscibile. L'incisione addominale veniva allora coperta con una placca metallica detta l'occhio di Horo.
Al termine di queste operazioni il corpo veniva strettamente avvolto con strisce di tela di lino spesso impregnate di resina; questo passaggio era molto importante sia per una durata lunga, sia per una buona presentazione del corpo.
Sulle bende di tela venivano riportate formule magiche aventi lo scopo di proteggere il corpo e tra i vari strati del bendaggio venivano inseriti vari amuleti legati alla vita.
Alla mummificazione seguiva il funerale vero e proprio con la sistemazione del corpo nella tomba. Le cerimonie, e la tomba, variavano a seconda dello stato sociale del defunto, da semplici inumazioni nelle sabbie del deserto a sepolture in tombe riccamente decorate e dotate di preziosi corredi funebri.





    



martedì 26 agosto 2014

La religione mesopotamica

Le credenze religiose

Quella dei popoli della Mesopotamia è una religione politeista naturalistica ( o naturale), con a capo una triade celeste (Anu - dio del cielo, sorvegliante degli dèi e degli uomini, Enlil - dio dell'aria e del vento, Ea - dio delle acque) e una triade astrale (Shamash o Utu - dio del sole e della giustizia, Sin - dio della luna e della saggezza, Ishtar (o Inin) - dea della bellezza, dell'amore, della fertilità  e della guerra). Marduk, divinità nazionale legato alla città di Babilonia; Nergal dio dell'oltretomba e Inanna dea della terra. 
Molto diffuso, per motivi religiosi, lo studio dell'astronomia e dell'astrologia. Il cielo egli astri era no ritenuti la dimora degli  dei, quindi la l' osservazione e lo studio dei loro movimenti permetteva di conoscere meglio il destino degli uomini che si pensava legato alla volontà degli dei. Secondo i mesopotamici gli astri influenzavano, in modo positivo o negativo, la vita degli uomini. Per questo motivo l'astrologia era anche una delle tecniche più importanti di divinazione. 
Infatti, secondo gli antichi, la stessa Terra era vista come un disco piatto al centro di una sfera rappresentata dal cielo: la Mesopotamia era al centro della Terra, circondata dalle acque dell'oceano. L'aldilà, il mondo degli inferi, si trovava proprio sotto l'oceano.
Ogni città mesopotamica ha la sua divinità protettrice che, a sua volta, impone sui territori conquistati seguendone i momenti di ascesa e di declino. Questo è uno dei motivi, come già sottolineato nei post precedenti, che giustificano l'elevato numero di divinità  presenti nelle religioni mesopotamiche (circa 700).

Cosmologia babilonese
Divinazióne = Arte o pretesa arte d’indovinare il futuro da segni e simboli esterni (posizione degli astri, volo degli uccelli, forma delle viscere delle vittime sacrificate, ecc.) o da manifestazioni divine (oracoli, sogni, presagi, ecc.). Più genericamente, intuizione o presentimento del futuro.

I luoghi sacri e di culto
  • I  templi .In ogni città sorgeva il tempio del dio protettore. Questi templi erano posti in alto sia per evitare i danni causati dalle inondazioni, sia perché si riteneva di essere più vicini alle divinità. Accanto ai templi c'erano le torri delle ziggurat sulla cui sommità c'era la cella sacra.


  • Il culto. Nella cella principale della ziggurat, veniva posta la statua della divinità, vestita e nutrita come se fosse un essere umano. Tutti i beni del popolo della città appartenevano al dio protettore. Il sacerdote (dal latina sacer, che significa sacro, considerato mediatore tra gli uomini e il mondo divino) amministrava tutto. Il sacerdote principale ero lo stesso re. Nella stessa cella sacra avvenivano i riti più importanti come i riti di espiazione.   e dove il re sacerdote offriva i sacrifici a nome del popolo.
Espiazione- il verbo espiare significa riparare ad una colpa scontandone la pena o offrendo un tributo. Questo vocabolo, infatti, deriva dal latino expiatio e dal verbo expio, che può significare anche: purificare un oggetto, un luogo o una persona dopo un sacrilegio o un delitto, placare e rendere propizia una divinità, togliere una maledizione. Nella sua accezione religiosa l'espiazione comporta usualmente un rito o un sacrificio compiuto per placare la divinità e renderla nuovamente
propizia quando la si ritiene offesa.






  • Le statue degli dèi non erano unicamente considerate come rappresentazioni delle divinità, ma si riteneva che le divinità stesse "prendessero possesso" dei materiali scolpiti dagli artigiani. Per questo motivo di fronte ad esse si stipulavano patti e alleanze politiche. Gli le statue delle divinità, dunque, hanno un aspetto antropomorfo e sono la rappresentazione delle forze della natura: cielo, terra, aria, acqua. Il dio Marduk è la divinità protettrice di Babilonia e della famiglia Hammurabi, uno dei più grandi re della città. Durante la dominazione assira si impone il culto del dio Assur, divinità protettrice degli assiri. Oltre agli dèi i popoli mesopotamici credono all'esistenza dei demoni, esseri dalle sembianze mostruose e nemici dell'umanità.

Ricordiamo ora le principali triadi di divinità che venivano rappresentate  con statue e dipinti in Mesopotamia le principali divinità erano suddivise in triadi:
Anu: Dio del cielo e suprema figura sia per gli uomini che per tutti gli altri dei.
Enlil: Dio dell’aria, era colui che guidava il destino degli uomini.
Ea: Signore delle acque e degli abissi.Una seconda triade era formata da:
Sin: il dio della luna; rappresentato come un vecchio dalla barba azzurra che ripercorreva il cielo con la sua barca mutante, e veniva spesso interpellato per scacciare via gli spiriti del male.
Samas: il dio del sole, non importante come il padre Sin, tuttavia si attestano diversi culti in suo onore. Egli rappresentava inoltre la giustizia e l’onestà.
Istar: la dea del pianeta Venere. Rappresentava il modello di tutte le divinità femminili adorate in passato in Mesopotamia. Considerata figlia di Sin, in molte città era venerata come signora della guerra.
Due delle divinità molto seguite erano senz’altro: Marduk, inizialmente dio dell’agricoltura, che divenne in seguito creatore e signore del mondo. La sua immagine era di un uomo barbuto con una tiara ornata di corna, simbolo dell’animale mesopotamico sacro, e cioè il toro; ed Assur, dio degli Assiri che prese il posto di Marduk conclusosi il dominio babilonese. Era il dio della guerra e sposo di Istar.

Le principali festività

Come per tutti i popoli antichi, le feste erano legate al ciclo della natura e quindi delle stagioni. La più importante era quella dell'anno nuovo o akitu, celebrata in primavera. Il nome akitu viene dalla parola sumera che significa “orzo”, e originariamente determinava due feste che celebravano l’inizio di ciascuna delle due metà dell’ anno in cui era suddiviso il calendario sumero , indicanti la semina dell’orzo in autunno e il taglio dell’orzo in primavera. Nella religione babilonese la festa divenne poi la celebrazione della vittoria di Marduk sulla dea Tiamat .
La festa babilonese iniziava tradizionalmente il 21 Adar (mese corrispondente a Febbraio/Marzo) e terminava il 1 Nisannu (mese corrispondente al nostro Aprile/Maggio).
Questa festa durava dodici giorni e aveva lo scopo di purificare il popolo e il regno dai peccati commessi durante l’anno, tramite la richiesta del perdono da parte del sovrano verso il dio Marduk. Questa festività aveva anche la finalità di assicurare fertilità e prosperità tramite il matrimonio rituale del re, (impersonante Marduk) e la somma sacerdotessa, (impersonante la dea Ishtar).
In questi dodici giorni avevano luogo anche lunghe rappresentazioni teatrali raffiguranti la lotta e la vittoria di Marduk contro le forze del male e lunghe processioni con la statua del dio.

I testi sacri

La letteratura sacra mesopotamica è assai vasta. Comprende inni, preghiere, salmi penitenziali, formule magiche, opere sull'arte della divinazione , massime di sapienza, leggende ed epopee mitologiche.
Epopèa – Narrazione poetica di gesta eroiche; poema epico, o ciclo di poemi, che raccoglie in unità organica racconti leggendari per lo più elaborati dalla tradizione.
Mito - è una narrazione leggendaria investita di sacralità relativa alle origini del mondo o alle modalità con cui il mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente in un certo contesto socio culturale o in un popolo specifico. Di solito i suoi protagonisti sono dei o eroi che dalle loro gesta deriverebbero le origini del mondo in un contesto sacrale.
Spesso le vicende narrate nel mito hanno luogo in un'epoca che precede la storia scritta. Nel dire che il mito è una narrazione sacra s'intende che esso veniva considerato verità di fede e che gli veniva attribuito un significato religioso o spirituale.
L'epopea mesopotamica più famosa è quella di Ghilgamesh .

Re e sacerdoti

Come già affermato, in un post precedente, il re era anche sommo sacerdote. Con il passare del tempo, essendo l'attività del sovrano assorbita dai compiti di governo e militari, si giunse ad una suddivisione dei poteri a cominciare dal re Hammurabi (1792-1750 a.C.). Al Re spettava il potere temporale (amministrazione delle cose terrene: leggi, ordine pubblico governo organizzazione dell'esercito ecc..), mentre al sacerdote il potere spirituale (cura dell'ambito religioso: preghiere a nome del popolo, sacrifici, riti sacri).
I sacerdoti erano suddivisi in gradi gerarchici (dal sommo sacerdote, fino al semplice inserviente o aiutante del culto), questo compito era tramandato di padre in figli a condizione, però, che la persona fosse priva di difetti fisici e conoscesse la scrittura.
I più importanti erano gli indovini (baru) che praticavano la divinazione e la magia. Le pratiche magiche erano esercitate dagli indovini attraverso formule ed esorcismi, pensando così di dominare gli spiriti malvagi e interpretare la volontà divina. Frutto di queste attività fu la formulazione di oroscopi. L’arte divinatoria si basava sulle primitive conoscenze astronomiche e matematiche. Lo studio del cielo e dei corpi celesti, pur partendo da esigenze molto concrete, quale ad esempio quella di orientarsi nello spazio e nel tempo assunse anche finalità magiche e religiose (astrologia).
È chiaro che in questo periodo non esiste un pensiero scientifico né la suddivisione delle scienze; un unico pensiero, quindi, comprende religione, astronomia, magia e matematica. In ogni caso, da queste osservazioni, è certo che i sacerdoti mesopotamici hanno ricavato conoscenze astronomiche esatte: la divisione dell’anno in 12 mesi, il cui insieme forma 365 giorni, la divisione del giorno in ore, minuti e secondi, la definizione dello zodiaco.
Per quanto riguarda la matematica essi applicarono il valore posizionale delle cifre e le equazioni alla risoluzione di problemi algebrici. Per eliminare le malattie, la cui origine era attribuita alle opere  degli spiriti maligni, i sacerdoti-stregoni utilizzarono elementi naturali: acqua, fuoco, erbe medicinali che saranno, in seguito, usate dalla medicina di tutti i tempi.

La vita dopo la morte

Le credenze sulla vita dopo la morte sono arrivate a noi attraverso le epopee mitologiche. Da questi racconti emerge una singolare idea del rapporto con l'aldilà. In pratica i mesopotamici credevano che l'Oltretomba fosse un oscuro regno dei morti, al quale si era destinati nel caso di condotta malvagia. Questo regno era strutturato gerarchicamente come una città, con palazzi per i nobili e case per i più umili, in cui i defunti proseguivano la loro esistenza mangiando, ascoltando musica e chiacchierando con i vicini. Tuttavia se i defunti non erano ben riveriti dai loro parenti vivi, potevano trovarsi male nell’Oltretomba, vivendo una esistenza ancora più disagevole. Per questo motivo i cadaveri venivano seppelliti con accanto diversi oggetti. E se questo non avveniva,il defunto aveva il diritto di perseguitare i parenti con malattie e disgrazie. Per questo motivo i mesopotamici consideravano di grande importanza l'avere: una terra propria, dove essere sepolti dopo la morte,e una numerosa discendenza che potesse li potesse onorare nel tempo.