domenica 28 settembre 2014

Da molti dèi al Dio unico

L'ebraismo, una cultura originale


Tra le esperienze religiose dei popoli che abitarono la Mezzaluna Fertile, se ne distinse una in particolare. Quella del popolo ebraico (noto come Israele), stanziato nella regione del Canaan.
Il Canaan è una piccola zona, ma situata in una posizione strategica,tra Egitto e Mesopotamia. A causa della sua condizione di passaggio obbligato per raggiungere le due regioni, esso fu spesso terreno di battaglia e oggetto di contesa tra queste popolazioni.


Proprio per questa posizione questo territorio fu aperto a molteplici influenze: Egizi, Sumeri, assiri, Babilonesi, persiani, ma anche Greci e Romani diedero il loro apporto al pensiero e alla cultura della civiltà ebraica.
Essa tuttavia sviluppò delle caratteristiche assolutamente originali rispetto a quelle delle civiltà vicine contemporanee.
http://www.youtube.com/watch?v=QQxuMqwJ47w
L'Ebraismo dunque è una delle più antiche religioni monoteistiche, dalla quale è derivato anche il cristianesimo e il cui nucleo originario risale alla credenza in un Dio nazionale, Yahweh, che stringe con il suo popolo un patto speciale. Probabilmente gli ebrei avevano in origine una religione simile a quella dei popoli vicini e , quindi, il monoteismo sorse gradualmente.


Una religione particolare

Come detto sopra ad un certo punto il politeismo praticato nella Mezzaluna Fertile venne rifiutato dagli Ebrei in nome di una divinità che si presentava non solo come superiore alle altre, ma anche come esclusiva e unica.
La particolarità della cultura ebraica riguarda, dunque, il suo credo religioso monoteista. Il Dio degli Ebrei, infatti, è un Dio unico, che si rivela (religione rivelata) e che si manifesta nella storia umana con un progetto di salvezza per l'umanità, garantendole cioè cioè il riscatto dalla sua situazione di peccato commesso da Adamo ed Eva
Una religione si definisce rivelata, quando essa afferma di fondarsi, in tutto o in parte, sulla comunicazio di conoscenze trasmesse dalla propria divinità agli uomini. Tali conoscenze vanno col nome di verità rivelate.
http://www.youtube.com/watch?v=Lh_U1uFeLIY
Tra le più antiche religioni rivelate citiamo, oltre all'Ebraismo, ricordiamo il Cristianesimo e l'Islam le verità rivelate di cui esse sono depositarie costituiscono i loro Testi sacri: rispettivamente la Bibbia ebraica, la Bibbia cristiana ed il Corano.


Le religioni monoteiste

Con il popolo ebraico entra dunque nella storia una nuova concezione di Dio, quella monoteistica.
Per monoteismo (dal greco "monos" = unico, solo e "Theos" = dio) si intende la fede in una sola divinità.
Tra le più antiche religioni monoteiste e rivelate citiamo, oltre all'Ebraismo, ricordiamo il Cristianesimo e l'Islam, le verità rivelate di cui esse sono depositarie costituiscono i loro Testi sacri rispettivamente: la Bibbia ebraica, la Bibbia cristiana ed il Corano.
Esse non solo ritengono che Dio sia unico ma anche:
  • che sia distinto dal mondo (cioè che sia trascendente) nel contempo che entri in relazione con esso;
Trascendente. Che supera i limiti dell'esperienza sensibile, che si pone al di fuori della realtà oggettiva (verificabile o materiale)
  • che abbia creato liberamente l'uomo;
  • che il disegno di salvezza che Dio mette in atto per liberare l'uomo dai peccati si attui nel corso della storia individuale e universale, per realizzarsi però completamente nell'aldilà.
Le tre religioni monoteistiche sono dette rivelate, in quanto Dio in persona prende l'iniziativa e si fa conoscere, incontra l'uomo entrando nella sua storia, dialoga e interagisce con lui.

Il popolo ebraico

Chi erano gli Ebrei?
Gli Ebrei erano un popolo di pastori nomadi di origine semita.
Dove erano insediati gli Ebrei?
Inizialmente gli ebrei vivevano ad Ur in Caldea, una zona della Mesopotamia
Quali spostamenti furono effettuati dagli Ebrei?
Intorno al 2000 a.C., essi si spostarono verso Haran nell'alto Eufrate e qui restarono per alcuni secoli dedicandosi alla pastorizia e dediti all'idolatria.
Quindi, guidati dal patriarca Abramo, si spostarono verso la parte meridionale della Siria, chiamata dai Palestina e dagli Ebrei Terra di Canaan.
Chi furono i patriarchi?
L'espressione patriarca deriva dal termine padre e viene usata per indicare l'anziano a capo della tribù.
Il primo patriarca del popolo ebreo fu Abramo. A lui seguì il figlio Isacco che continuò la vita nomade.
Isacco ebbe due figli Esaù e Giacobbe e quest'ultimo ebbe 12 figli tra cui Giuseppe.
L'ultimo patriarca fu Giosuè.
Quando e perché gli Ebrei si spostarono in Egitto?
Gli Ebrei si spostarono in Egitto intorno al 1700 a.C. poiché la Terra di Canaan subì delle gravi carestie.
Secondo il racconto biblico, Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu venduto come schiavo dai fratelli invidiosi ad alcuni mercanti egiziani. Portato in Egitto, dopo varie sventure, si guadagnò la fiducia del Faraone per aver previsto per il paese sette anni di abbondanza seguiti da sette anni di carestia e per aver provveduto a prendere le misure necessarie per contrastare la futura mancanza di grano e di cibo. Così Giuseppe divenne ministro del Faraone.
Durante la carestia, Giuseppe avrebbe fatto arrivare in Egitto il padre e i fratelli e assegnato loro la terra di Gessen  nella zona del delta del delta del Nilo.
Come furono i rapporti tra gli Ebrei e gli Egiziani?
Inizialmente i rapporti tra Ebrei ed Egiziani furono pacifici, anche se gli Ebrei non si mescolarono mai con gli Egiziani e conservarono sempre la loro lingua, la loro cultura e la loro religione.
Gli Ebrei continuarono a praticare la pastorizia.
Gli Ebrei rimasero a vivere in Egitto?
Ben presto per gli Ebrei iniziò un periodo di oppressione da parte degli Egiziani a cui fece seguito la fuga dall'Egitto.

sabato 20 settembre 2014

La religione romana

Vita religiosa e vita civile


Con religione romana si intende indicare l'insieme di credenze, culti e costumi religiosi, propri della Roma antica e della civiltà che ne è conseguita. La "religione romana" è inoltre un fenomeno reso complesso sia per le variazioni che contraddistinsero la sua evoluzione nell'arco dei secoli, in quanto ha subito l'influenza di diversi sistemi religiosi (sincretismo religioso) e alla varietà delle pratiche cultuali.I romani, infatti, subirono influssi di popoli con i quali entrarono in contatto (Etruschi e altri poli italici, Greci). Non si è in grado di stabilire con certezza l'avvio di tale sistema di credenze anche se la tradizione vuole la fondazione della città di Roma avvenuta nel 753.a.C., la religione romana cessò comunque di essere nel IV secolo con gli editti promulgati dall'imperatore romano di di fede cristiana Teodosio che proibì tutti i culti non cristiani. A differenza di quelle greche le divinità dei Romani incarnavano i valori su cui era fondata la società. L'osservanza dei valori divini serviva infatti a garantire il buon finanziamento della società. Profondamente religiosi, ritenevano di dover vivere con giustizia e praticando la Pietas, che si esprime nell'onore e nella venerazione dovuta agli dèi, nello zelo per le azioni rituali, la preghiera, il sacrificio. Il culto verso gli dei era quindi un dovere morale e civico, quindi solamente la pietas, ovvero il rispetto per il sacro e l'adempimento dei riti, poteva assicurare la pax deorum per il bene della città, della famiglia e dell'individuo.
Altre due caratteristiche salienti della religione romana possono essere individuate nel politeismo e nell'estrema tolleranza verso altre realtà religiose.

Sincretismo religioso - si intende la tendenza a conciliare diversi elementi religiosi provenienti da due o più dottrine diverse.


Le divinità

La religione romana si sviluppò in tre fasi successive:
  1. Fase arcaica (ciò che è vecchio o che era all'origine: Triade originaria di divinità formata da Giove, Marte e Quirino.
  2. Influenza degli etruschi: Triade capitolina formata da Giove, Giunone e Minerva, Diana.
  3. Influenza greca: Politeismo antropomorfico con una ritualità esteriore.
  4. Culti orientali: Culti misterici : Dioniso, Iside, Mitra; nasce l'idea di una promessa di sopravvivenza dopo la morte.
  5. Accanto agli dèi venerati da tutta la comunità, vi erano anche gli dèi famigliari cui venivano rivolti i culti privati:i mani, che erano gli spiriti dei morti; i lari, che proteggevano i territori abitati e la famiglia; i penati, dèì dell padre di famiglia e dei suoi parenti, che venivano trasmessi in eredità
Queste sono le divinità più importanti adorate dai romani:
Giove - Dio del fulmine e della pioggia, divenne la prima divinità del Campidoglio. A lui si attribuivano come presagi tutti i segni celesti e il volo degli uccelli.
Era il protettore dei contratti tra i privati e fra i popoli confinanti così come del sacro vincolo del matrimonio. Il suo tempio era sul colle Capitolino.
Giunone - Antica divinità italica, sposa di Giove, venne identificata con la dea greca Hera.
Giunone era assimilata con la Luna e a lei era consacrata la notte. Le erano dedicate le Kalende, i giorni della luna nuova. Protettrice del matrimonio e della famiglia, era ostile alle meretrici pubbliche. A Roma il suo Tempio era sul Campidoglio.
Minerva - Divinità di origine italica, a Roma il suo culto fu introdotto nel VI sec. a.C.
Protettrice delle attività intellettuali, delle arti e dei mestieri, Minerva era la dea dell’ingegno e della sapienza. Fu solo in seguito che l’influenza greca ne accentuò il carattere guerriero. Il suo Tempio era sul Campidoglio.
Marte - Antica divinità dei Latini, in origine dio delle coltivazioni e dell’allevamento. Divenne in seguito dio della guerra quando l’aspetto militare e espansionistico assunse per i romani un’importanza maggiore rispetto a quello della produzione agricola. A lui era dedicato il mese di Marzo quando si allestivano le spedizioni militari. A Roma il suo Tempio era situato presso il Foro.
Diana - Divinità cacciatrice e silvestre, identificata con la dea greca Artemide, era considerata una dea vergine. Possedeva anche un altro aspetto, celeste, che la rendeva concorrente di Giunone e come lei legata alla Luna e protettrice delle partorienti. A Roma il suo sacrario era sull’Aventino.
Venere - Assimilata ad Afrodite dea della bellezza, dell’amore, della fecondità della natura primaverile e il carattere di divinità della natura, protettrice di orti e giardini, la legava alla festa dei Vinalia rustica (il 19 agosto). Dal tempo di Giulio Cesare, che faceva risalire la sua famiglia da Enea e dunque da Venere stessa, fu istituito il culto della Venere genitrice, che insieme a Marte, progenitore di Romolo, formò una nuova coppia divina nella religione ufficiale dell’impero.
Esculapio - Nome latino del dio greco della medicina Asclepio. A Roma il suo culto fu introdotto dopo la pestilenza del 293 a.C. Secondo la leggenda un serpente sacro al dio, portato su una nave da Epidauro a Roma, scese sull’isola Tiberina dove fu eretto un santuario ad Asclepio. Attributo principale del dio era il serpente; altri attributi erano il bastone, i papaveri, la capra e il cane.
Tellus (Tellura) - La Terra era una delle divinità più antiche, accomunata al culto del Sole e della Luna. Venerata come dea della vegetazione e della semina. In suo onore si celebravano sacrifici il giorno precedente a quello della raccolta delle messi. Le era stato dedicato un tempio sull’Esquilino.
Vesta - Divinità antichissima, ad essa era associato il culto del focolare sia domestico che pubblico. In suo onore si celebravano le Vestalia: il suo tempio era collocato nel Foro e il culto celebrato dalle vestali, vergini sacerdotesse. Come patrona del focolare dello stato era invocata in caso di pubbliche calamità e il suo culto rimase inalterato fino alla fine del paganesimo.
Fortuna - Venerata dai romani con il nome di Fors Fortuna il suo nome ricorda la supremazia del caso, ma anche la fertilità: molte furono le forme e gli epiteti della fortuna. Era di solito rappresentata mentre dava il latte a Giove e Giunone. I suoi attributi erano il timone, il globo, la ruota, la cornucopia, mentre la benda sugli occhi è un’invenzione rinascimentale. A Roma il suo tempio più importante si trovava a Preneste.
Flora - Antica dea italica, collegata al fiorire delle piante e particolarmente delle spighe. A lei erano dedicati i Floralia  che si svolgevano alla fine di aprile. Una tarda tradizione faceva di Flora l’antico nome sacrale di Roma. Il suo tempio era nei pressi del Circo Massimo.
Giano - è il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana. Di solito è raffigurato con due volti, poiché il dio può guardare il futuro e il passato.







Il culto
Secondo i romani la forma più semplice con cui l'uomo poteva entrare in contatto con il divino era la preghiera, che veniva recitata a capo coperto e non doveva subire interruzioni. I sacrifici erano di ringraziamento ed espiazione. Normalmente il sacrificio consisteva in un offerta di cibo. In particolari occasioni venivano sacrificati animali: bianchi per gli dèi celesti, neri per quelli degli inferi. Dopo la sua morte, il corpo dell'animale veniva tagliato a pezzi e un particolare sacerdote, l'aruspice, esaminava le interiora, e dalla loro forma deduceva se la divinità avrebbe gradito il sacrificio.la carne veniva poi cotta e mangiata. Questa pratica religiosa forse era la più importante. Perchè dall'interpretazione dei segni e dei presagi, si cercav di comprendere il volere degli dei. Prima di intraprendere qualsiasi azione rilevante era infatti necessario conoscere la volontà delle divinità e assicurarsene la benevolenza con riti adeguati. Le pratiche più seguite riguardavano:
  • Il volo degli uccelli: l'augure tracciava delle linee nell'aria con un bastone ricurvo, delimitando una porzione di cielo, che scrutava per interpretare l'eventuale passaggio di uccelli
  • La lettura delle viscere degli animali: solitamente un fegato di un animale sacrificato veniva osservato dagli aruspici di provenienza etrusca per comprendere il volere del dio
  • Poi venivano osservati anche i prodigi: qualsiasi prodigio o evento straordinario, quali calamità naturali, epidemie, eclissi, etc, era considerato una manifestazione del favore o della collera divina ed era compito dei sacerdoti cercare di interpretare tali segni.


I luoghi sacri

Lo spazio sacro per i Romani era il tempio (templum), un luogo consacrato, orientato secondo i punti cardinali, secondo il rito dell'inaugurazione, che corrispondeva allo spazio sacro del cielo. Gli edifici di culto romani erano di vari tipi e funzioni. L'altare o ara era la struttura sacra dedicata alle cerimonie religiose, alle offerte ed ai sacrifici.
Eretti dapprima presso le fonti e nei boschi, progressivamente gli altari furono collocati all'interno delle città, nei luoghi pubblici, agli incroci delle strade e davanti ai templi. Numerose erano anche le aediculae e i sacella, che riproducevano in piccolo le facciate dei templi. Il principale edificio cultuale era rappresentato dall'aedes, la vera e propria dimora del dio, che sorgeva sul templum, l'area sacra inaugurata. Col tempo i due termini diventarono sinonimi per indicare l'edificio sacro.
Vi erano inoltre apposite nicchie, addossate ai muriesterni delle case o hai confinidelle proprietà,dette larari,in cui venivanovenerati i Lari. Ogni casa aveva un altare domestico.


Il tempio romano risente inizialmente dei modelli etruschi, ma presto vengono introdotti elementi dall'architettura greca ellenistica. La più marcata differenza del tempio romano rispetto a quello greco è la sua sopraelevazione su un alto podio, accessibile da una scalinata spesso frontale. Inoltre si tende a dare maggiore importanza alla facciata, mentre il retro è spesso addossato a un muro di recinzione e privo dunque del colonnato.




Le persone sacre
  • Nel culto domestico il capofamiglia (pater familias) era il capo costituito di tutti gli atti cultuali, presiedeva le cerimonie domestiche.
  • I riti pubblici erano invece celebrati dai sacerdoti suddivisi in vari collegi sacerdotali dell'antica Roma, i quali costituivano l'ossatura della complessa organizzazione religiosa romana. Essi istruivano il popolo circa il modo e il tempo con cui celebrare gli atti di culto e furono ideatori del calendario.
  • Al primo posto della gerarchia religiosa troviamo il rex sacrorum.
  • flamini che si dividevano in 3 maggiori e 12 minori, erano sacerdoti addetti ciascuno al culto di una specifica divinità e per questo non sono un collegio ma solo un insieme di sacerdozi individuali.
  • I pontefici in numero di 16, con a capo il Pontefice massimo, presiedevano alla sorveglianza e al governo del culto religioso;
  • Gli auguri, addetti all'interpretazione degli auspici ed alla verifica del consenso degli dei. 
  • Le vestali, 6 sacerdotesse consacrate alla deaVesta;
  • I decemviri o Quimdecemviri sacris faciundis, addetti alla divinazione ed alla interpretazione dei Libri sibillini;
  • Gli epuloni addetti ai banchetti sacri.

Le principali festività

Durante l'anno si svolgevano feste solenni che dovevano servire a procurare la benedizione degli dèi alla città e ai suoi abitanti,favorendo la fecondità delle donne,degli animali e dei campi e la vittoria sui nemici.

  • Le cerimonie sacre si celebravano in determinati periodi, chiamati secondo il calendario dies nefasti, in cui era proibito occuparsi delle proprie attività.
  • Ogni mese era dedicato alla celebrazione di riti particolari.Ad esempio febbraio era dedicato alle lustrationes, purificazioni rituali con acque consacrate.
  • Le festività romane, le Feriae erano giorni di festa celebrati solennemente, perché normalmente celebrate in onore di una certa divinità o occorrenza religiosa; tra questi i più importanti erano i Saturnalia, i Consualia, i Lupercalia e i riti della Bona Dea.
I testi sacro

I Romani non possedevano scritti sacri.Vennero tramandati i Libri sibillini , una raccolta di opere cultuali e oracoli che, secondo leggenda, la Sibilla di Cuma (presso Napoli) aveva donato al re Numa Pompilio.
l'idea della morte e dell'aldilà
  • I morti vegetavano tristemente nel mondo degli inferi.Si cercava di propiziarzeli con un sacrificio offerto nove giorni dopo la sepoltura; inoltre, in determinate festività si compivano riti particolari per convincere i morti a lasciare in pace i vivi.
  • Durante iparentalia ogni famiglia onorava la tomba degli antenati, per ottenerne protezione e nei pressi della tomba si consumava un bacchetto chiamato refrigerium.
  • Nella visione romana dell'oltre tomba, le anime dei morti erano destinate a luoghi diversi:i Campi del pianto, per coloro che erano morti giovani; il Tartaro per i malvagi; i Campi Elisi, per i giusti.




giovedì 11 settembre 2014

La religione greca

Le divinità olimpiche
La religione greca nacque da una sintesi tra le credenze di popolazioni preesistenti nell' Eellade e quelle portate dai micenei (1600 a.C.) La religione greca si diffuse oltre la Grecia propriamente detta, infatti comprese le isole, nell'Asia minore occidentale e Cipro; dall'VIII secolo a.C. si diffuse anche nella Magna Grecia, in Sicilia e sulle coste del mar Nero; successivamente, dal IV secolo a.C., nelle città della Siria e dell'Egitto.
Soprattutto nel periodo della polis (VI-III secolo a.C.) la religione ebbe una forte impronta sociale. Con il termine polis si indica una città -stato dell'antica Grecia. Le polis erano delle comunità autonome ed avevano governi e templi propri indipendenti. I templi fungevano anche da archivio e da custodia del tesoro della polis. Le assemblee popolari e i processi si svolgevano in luoghi purificati con sacrifici. Tra le funzioni principali dei magistrati rientrava la celebrazione di importanti culti e anche la guerra era inserita in una cornice rituale, dai sacrifici che precedevano la partenza dell'esercito ai festeggiamenti per la vittoria e all'offerta del bottino alla divinità. All'ambito culturale appartenevano anche i giochi sportivi (olimpiadi) e gli agoni drammatici inseriti nel quadro delle feste religiose, che coinvolgevano tutte le polis greche. Alla celebrazione del sacro partecipava l'intera comunità; la molteplicità dei culti e delle occasioni festive faceva sì che tutti i membri del gruppo, uomini e donne, vecchi e giovani, liberi e schiavi, potessero recitarvi un ruolo. Per l'assenza di un vero e proprio ceto sacerdotale toccava ai poeti l'elaborazione e la trasmissione dei racconti teogonici e cosmogonici. La religione greca fu dunque caratterizzata da un politeismo creato dalla tradizione poetica, da Omero ed Esiodo in particolare.













Anche la religione greca era un politeismo antropomorfico, e degli uomini avevano tutte le debolezze , quindi agivano come persone, avevano una conformazione individuale; conducevano un'esistenza simile a quella dell'uomo, amavano, odiavano, potevano generare con l'uomo, ma erano a questo superiori per potenza e sapere, perché immortali e beati. Essi erano immortali ma a loro volta erano stati creati. Il pantheon greco aveva un riconoscimento panellenico, riguardava cioè tutto l'ambito delle polis greche e della Magna Grecia . Queste divinità olimpiche (chiamate così perchè si pensava dimorassero sul monte Olimpo), avevano come capo e sovrano degli dei Zeus, la divinità celeste: egli era il dio atmosferico che scaglia i fulmini. Hera, la sposa di Zeus, era la garante dell'ordine matrimoniale, protettrice della maternità e della famiglia. Poseidone, fratello di Zeus, era il dio del mare, dei pescatori e dei naviganti, ma anche dei terremoti e delle tempeste: simbolo della sua potenza era il tridente. Atena, dea protettrice della città di Atene, nata dalla testa di Zeus, era la patrona del lavoro femminile, in particolare della tessitura. Apollo, figlio di Zeus e di Latona, era il dio della luce, dell'armonia, inventore della lira, protettore delle arti e delle Muse ma soprattutto dio della profezia (oracolo di Delfi). Artemide, sorella gemella di Apollo, era la signora delle fiere, vergine cacciatrice, attorniata dalle proprie ninfe. Afrodite era la dea della bellezza e dell'amore, rielaborazione greca della divinità orientale Istar Astarte; sua patria era l'isola di Cipro. Hermes era il messaggero degli dei, protettore dei viandanti, dei pastori e dei mercanti, ma anche dei ladri; era inoltre l'accompagnatore delle anime nell'aldilà. Efesto, dio del fuoco e della metallurgia, era il fabbro degli dei; di corpo deforme, era però sposato con Charis, la Grazia, o anche con Afrodite. Ares, figlio di Zeus e di Hera, era il dio della guerra. Demetra era la dea della fertilità, dell'agricoltura e dei cereali, e la madre di Persefone la regina dei morti.




Queste divinità erano considerate ne onnipotenti ne onniscienti; intervenivano nelle vicende umane seguendo le proprie simpatie.
Tuttavia, come gli uomini, anche gli dei erano soggetti a Moira (il destino), che con le sue leggi oscure li guidava senza che essi potessero intravederne i disegni.

Il luoghi sacri

Il culto si celebrava nei templi. Il tempio per i greci era la casa del Dio (oikos), localizzata nella cella (naos). Questa ospitava la statua della divinità, e il sacerdote era l'unico ad averne accesso, mentre il culto si svolgeva su un un altare antistante al tempio ed all'interno del recinto sacro (temenos) in cui si situavano il tempio ed altri edifici ad esso connessi. Il luogo sacro (santuario) poteva ad esempio ospitare una serie di costruzioni di uso pratico, come i "tesori" (thesàuroi), che ospitavano i doni votivi – preziosi o anche di terracotta – offerti dalle città o da semplici cittadini, sale per banchetti (hestiatòria) e portici (stoai). L'ingresso all'area sacra poteva essere protetto da propilei.
Il tempio greco è sempre orientato est-ovest, con l'ingresso aperto verso est.
Sulla superficie superiore (stilobate) di una piattaforma, sopraelevata rispetto al terreno circostante, per mezzo di pochi gradini (crepidoma), si elevava la struttura del tempio, caratterizzata dalle colonne.

Alcune località erano particolarmente importanti perché li venivano venerata una divinità in particolare. Per esempio le località di Delfi e Delo erano entrambi sacri al dio Apollo.






Il culto
Agli dei ci si rivolgeva con la preghiera, il canto, la danza, il sacrificio.
I sacrifici agli dei e si distinguevano in sacrifici di venerazione (per manifestare rispetto e ringraziamento); sacrifici di propiziazione (per placare e rendere benevola e favorevole la divinità, per chiudere aiuto e prosperità); sacrifici di riparazione (per rimediare a colpe e offese fatte alle divinità).
I sacrifici potevano essere cruenti (cioè con spargimento di sangue perché si uccidevano animali) oppure incruenti (quando si offrivano prodotti della terra e incenso). L'animale, prima di essere ucciso ai piedi dell'altare, veniva agghindato; veniva poi bruciato sull'altare in modo che la fiamma sacra bruciasse i resti dell'animale e il fumo salisse verso le divinità. La carne veniva consumata dai sacerdoti e dai fedeli durante il banchetto sacro, banchetto in cui la divinità era considerata misteriosamente presente.

I misteri

Un'aspetto particolare della religione greca erano i misteri eleusini e diosiaci ossia feste segrete frequentate da coloro che non erano soddisfatti dai culti della religione ufficiale.
Dal punto di vista della localizzazione geografica, è bene specificare che Eleusi (oggi Elefsina) sorgeva a 20 Km ad ovest di Atene, di fronte all'isola di Salamina, teatro della decisiva omonima battaglia, che vide trionfare i greci, guidati da Temistocle, sulle prevalenti forze messe in campo dai persiani, guidati dal re Serse.
Questi i riti erano presieduti dalle divinità Demetra e Persefone (divinità della fecondità) che rappresentavano la ciclicità cosmica tipica del pensiero degli antichi greci : tutto ritorna prima o poi al punto di partenza. In tempi più recenti i riti sarebbero stati presieduti anche da Dionisio.
Su tali riti non si hanno informazioni precise,poiché gli iniziati avevano il divieto assoluto di parlarne. Questi riti erano sicuramente simbolici, accompagnati da canti e musica,danze e rappresentazioni mimiche.

 Misteri-Si definisce mistero (dal latino «mysterium», dal greco «mysterion»: cosa da tacere) un evento arcano (nascosto), di cui non si deve parlare pubblicamente, perché riservata agli iniziati.
Iniziati-così sono chiamati coloro i quali sono ammessi a culti segreti.






Le persone sacre

Il rapporto con la divinità era gestito dal sacerdoti (hierèus) e sacerdotesse, che erano dei funzionari del locale del tempio, e dall'indovino (màntis), capace di interpretare i segni con i quali la divinità manifesta la propria volontà. Questi segni potevano essere forniti dal volo degli uccelli o, più spesso, dall'osservazione del fegato della vittima durante il sacrificio. Questa forma di divinazione (pratica o presunta capacità di ottenere informazioni, ritenute inaccessibili, da fonti soprannaturali).
Veniva eseguita dai sacerdoti o sacerdotesse entrando in trance.

Trance-Stato di semicoscienza durante il quale il sacerdote entrava in contatto con le divinità.



Le principali festività


In onore di alcuni divinità venivano celebrate feste annuali ricorrenti. In queste occasioni avevano luogo processioni solenni e si organizzavano giochi e gare. Alcune di queste feste avevano solo un interesse locale, ma altre richiamavano partecipanti da ogni parte del mondo greco.
Un'esempio di queste festività sono le olimpiadi. I Giochi olimpici antichi furono delle celebrazioni atletiche e religiose, svolte nella città della Grecia antica, Olimpia, storicamente dal 776 a.C. Al 393 d.C. Un'antico documento scritto che se rifà alla nascita delle Olimpiadi parla di una festa con una sola gara: lo stadio (gara di corsa). Da quel momento in poi tutti i Giochi divennero sempre più importanti in tutta la Grecia antica. Successivamente altri sport si aggiunsero alla corsa e il numero di gare crebbe fino a venti, e duravano sette giorni. Le Olimpiadi avevano anche un'importanza religiosa, in quanto si svolgevano in onore di Zeus, re degli dei.
I vincitori delle gare venivano fatti oggetto di ammirazione e immortalati in poemi e statue, e fregiati di una corona di alloro. Per tutta la durata dei giochi venivano sospese le ostilità in tutta la Grecia.
I Giochi si tenevano ogni quattro anni e il periodo tra le due celebrazioni divenne noto come Olimpiade, termine che in epoca ellenistica fu utilizzato per datare gli eventi storici più importanti.
La partecipazione era riservata ai cittadini greci maschi liberi. La necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti permetteva solo ai membri delle classi più facoltose di prendere in considerazione la partecipazione.
I giochi Olimpici erano anche un modo per poter creare una tregua tra le guerre
A questi giochi potevano partecipare solamente uomini che parlavano il greco. Si consideravano giochi "internazionali" poiché i partecipanti provenivano dalle varie città stato della Grecia, ed anche dalle colonie. I Giochi persero gradualmente importanza con l'aumentare del potere romano in Grecia: all'inizio furono benvoluti e aperti anche a Romani, Fenici, Galli e altri popoli sottomessi.


I testi sacri
Il mondo Greco non ha tramandato testi sacri ,tuttavia la letteratura greca è fortemente impregnata dal pensiero religioso. Punto di riferimento sono le opere attribuite ai poeti Omero ed Esiodo.
Omero è il nome con cui è tradizionalmente identificato il poeta greco autore dell'Iliade e dell'Odissea i due massimi poemi della letteratura greca antica.

Esiodo (VIII secolo a.C.- VII secolo a.C.) è stato un poeta greco antico, le cui opere sono: Le opere e i giorniTeogonia; Il catalogo delle donne o Eoie o Eee.




L'idea della morte e dell'aldilà

I Greci credevano esistesse un regno sotterraneo dei morti, in cui le “ombre dei defunti vegetavano e rimpiangevano di non vivere più sulla terra. Solo Gli eletti giungevano nell'Eliseo,o isola dei Beati.
Successivamente si diffuse la concezione di un'anima immortale, che continuava a vivere in modo autonomo dal corpo.